Pier Ugo Boffi: il poeta del lavoro

Lentate sul Seveso, 27 giugno 2017. Pier Ugo ci ha lasciato. Pier Ugo Boffi che, con Dino e Paolo, ha partecipato fin da subito alla straordinaria trasformazione della bottega artigiana di ebanisteria, avviata nel 1934 dal padre Piero, in fabbrica. I fatti sono noti. Si era alla viglia degli Anni 50, l’epoca in cui tutto sembrava possibile, gli anni mossi dalla ventata della ripresa e della ricostruzione. E loro erano un trio che si completava vicendevolmente, sotto la guida di Piero. Dino, il maggiore, con inclinazione da pioniere, intuisce l’importanza de dare un’impronta di gusto stilistico, capendo che i designer erano indispensabili per far parlare all’arredo il necessario nuovo linguaggio. Paolo, il minore, con il suo piglio da imprenditore che lo contraddistingue tuttora, si rivela attento, vigile e curioso per tutto quanto riguardasse la produzione e i materiali. E c’era Pier Ugo. Nessuno più di lui aveva la capacità di entrare nelle cose, la facilità di trovare la soluzione in grado di dare forma a quello che erano solo gli schizzi dei progettisti, di cui era valido interprete, guida e collaboratore nello sviluppo dei progetti. Sapeva dominare le difficoltà con fine intelligenza, meticolosità e metodo, raccogliendone le sfide. Sembrava non stancarsi mai per via della sua appassionata dedizione al lavoro. Entrava nei dettagli per realizzare, coniugandoli, il bello e il funzionale nell’oggetto industriale, lasciando che avesse la mano artigianale e facendo sì che questa caratteristica divenisse una matrice per l’azienda. I tre fratelli insieme, maestri e allievi l’uno dell’altro, si esercitavano in una gavetta che allo stesso tempo creava i presupposti del cambiamento dei processi produttivi. Lavorando a stretto contatto con gli operai e gli artigiani che divenivano sempre più numerosi. E cavalcando le innovative modalità dell’applicazione industriale del poliestere, in parallelo al sofisticato affinamento della confidenza innata con il legno. Insieme, e con l’indelebile contributo di Pier Ugo, costruivano il dna dell’azienda nel quale è facile individuare ancora il segno impresso da ognuno. Così, creando tipologie e archetipi che resistono ancora al tempo, è nata la famosa T12, da lui progettata con Gian Casé, la rivoluzionaria Minikitchen di Joe Colombo, l’innovativa Grand Chef di Pepe Tanzi e tutti i primati segnati dalla storia di Boffi con i più significativi designer dell’epoca, fino alla metà degli Anni 80. Quando le strade dei fratelli si dividono. Forse la capacità di Pier Ugo di fare da ponte, con invenzione creativa e operativa, fra ciò che era solo un abbozzo di desiderio e la realtà, gli veniva dal suo essere per nascita “fratello di mezzo”. Trovava il modo di risolvere i problemi per appianarli, depennarli e andare avanti. Se ne è andato ora Pier Ugo, per la seconda volta. Da tempo suo figlio ne ha ereditato il ruolo nel laboratorio di Ricerca & Sviluppo, interno all’azienda. È andato via in silenzio, come era da lui, poche parole e tanti fatti. E ora, come allora, nello strappo, solidi ne rimarranno il ricordo e la presenza.
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